Oggi vi presento l’altro volto di Roversi Custom Made, Mario, mio fratello. Già da alcuni anni è al mio fianco in questo mondo, tra scale e design, tra filosofia e praticità.

A seguire il racconto di un’esperienza vecchia di trentanni, ma che è ancora oggi l’essenza più pura e reale del design italiano. 

 

Ma quale design?

In  gioventù, fra le tante cose, sono stato un progettista di attrezzature sportive per alcuni top brand internazionali.

In quell’ambito la mia naturale predisposizione all’approccio funzionale si combinò velocemente con la curiosità per le dinamiche del marketing e di innovazione del prodotto. Negli anni ho lavorato, collaborato e non raramente litigato (!) con svariate figure di professionisti dalle più diverse preparazioni. Mi piace qui ricordarne uno, che nella sua semplice figura di operaio manifatturiero ed addetto alla costruzione di prototipi mi regalò la più bella ed efficace descrizione di un prodotto ‘di design’ che abbia mai sentito.

Il Signor R.Piva, da Montebelluna,Treviso,  dopo una giornata passata a limare un prototipo su cui aveva seri dubbi (sarebbe poi diventato il prodotto più innovativo mai visto da decenni) così si espresse:

Facciamo prodotti fatti per funzionare, il fatto che funzionino benissimo è decisivo. Però che siano belli non solo è meglio, ma è anche necessario. Io credo che nello sviluppare un prodotto tu debba aggiungergli tutte le caratteristiche di funzione che servono perché sia il migliore mai visto.Tutte nessuna esclusa. Poi lo proviamo distruggendolo di fatica, e  quando tutto funziona lo lasciamo lì – disse  il sig. Piva bevendo un altro sorso di prosecco – ed andiamo a dormire.

Il prodotto adesso c’é.

A questo punto tu lo devi riprendere in mano, guardarlo e cominciare a toglierli roba. Bisogna che gli togliamo tutto, ma proprio tutto quello che non é assolutamente necessario. Serve denudarlo mantenendogli l’anima.

Quando gli hai tolto tutto il ‘superfluo’ guardalo ancora e togligli ancora qualcosa.

Poi ti fermi. Non serve riprovarlo, lo faremo dopo. Guardalo, se quell’oggetto è anche bello allora hai fatto il miracolo, se è  bello non solo funzionerà, ma piacerà al pubblico anche se nessuno saprà mai il perché”.

 

Sono passati 25 anni  o forse 30 e quando qualcuno mi dice che noi facciamo prodotti di design io abbozzo sempre un sorriso ironico. Non ci credo… colpa del Signor Piva.  Tra le migliaia di prodotti inutili, arzigogolati o ridondanti che si trovano sul mercato globale alcuni sono diversi. Sono quelli che sono stati pensati per funzionare e non per essere belli. La bellezza è dentro  il pensiero che li ha sviluppati per funzionare.

Noi pieghiamo il ferro ed il vetro, scaviamo il legno, facciamo calcoli di portata e di struttura, il design é la conseguenza e non la ragione  del lavoro che facciamo. Siamo dei privilegiati, facciamo prodotti in cui la funzione é tutto, la sicurezza deve essere certa e la attitudine a durare  indiscutibile.

Il fatto che le nostre scale  siano anche molto belle ci riempie di soddisfazione  e conferma il valore di  quella discussione, una bottiglia di Prosecco sul tavolo, 30 anni fa.
Mario Roversi

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